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“La distanza necessaria. ‘Il barone rampante’ tra arte e terra” è un progetto narrativo transmediale che incastona teatro e teoria rileggendo le parole di Italo Calvino, per dare voce a ciò che è senza voce e per illuminare, guardando dal cielo, ciò che è possibile soltanto sulla terra.


Chi vuole guardare bene la terra deve tenersi alla distanza necessaria. (ITALO CALVINO)

Costretti ad affrontare la quotidianità e gli affetti con il metro in tasca, dopo 100 giorni di distanziamento abbiamo festeggiato un anniversario importante. Dal 15 al 29 giugno, un branco narrativo ha ripercorso l’avventura di Cosimo Piovasco di Rondò, prestandogli voce e cuore.

Abbiamo indugiato sui rami accanto al barone di Ombrosa osservando il paesaggio da un’altra prospettiva, persuasi che “chi vuole guardare bene la terra deve tenersi alla distanza necessaria“, e che la letteratura, come scriveva Italo Calvino, serva a “dare voce a ciò che è senza voce”.



PROLOGO. LUCE E OMBRA

Dalia del Bue ha dato forma e colore allo sguardo aereo di Cosimo; Luca Benedetti ha creato nuove armonie per “Ombra mai fu” di Georg Friedrich Hӓndel, dedicata alle fronde di un platano, alla sua ombra “cara ed amabile”.


1. NON SCENDERÒ PIÙ

“Fu il 15 di giugno del 1767 che Cosimo Piovasco di Rondò, mio fratello, sedette per l’ultima volta in mezzo a noi. Ricordo come fosse oggi. Eravamo nella sala da pranzo della nostra villa d’Ombrosa, le finestre inquadravano i folti rami del grande elce del parco…”


1. Non scenderò più


2. LA BAMBINA BIONDA

“Io posso salire nel tuo territorio e sono un’ospite sacra, va bene? Entro ed esco quando voglio. Tu invece sei sacro e inviolabile finché sei sugli alberi, nel tuo territorio, ma appena tocchi il suolo del mio giardino diventi mio schiavo e vieni incatenato…”


Valentina Veratrini

2. La bambina bionda


3. LADRI DI FRUTTA

“E in questo paesaggio correva come un’onda: uno scoppio di gridi acuti tutt’a un tratto, e poi come un croscio di tonfi e forse anche lo scoppio d’un ramo spezzato, e ancora grida, ma diverse, di vociacce infuriate, che andavano convergendo sempre dove si muovevano al vento le piccole foglie dentate dei ciliegi…”


Cristian Zinfolino

3. Ladri di frutta

Un’opera fuori del sé


4. SOPRA GLI ALBERI

“Questi confini del selvatico nel quale così profondamente s’era spinto, potevano ormai modellare il suo animo, fargli perdere ogni sembianza d’uomo. Invece, per quante doti egli assorbisse dalla comunanza con le piante e dalla lotta con gli animali, sempre mi fu chiaro che il suo posto era di qua, era dalla parte nostra…”


Valerio Sirnå

4. Sopra gli alberi


5. LA SUA ARTE

“Per tenere i libri, Cosimo costruì a più riprese delle specie di biblioteche pensili, riparate alla meglio dalla pioggia e dai roditori, ma cambiava loro continuamente di posto, secondo gli studi e i gusti del momento, perché egli considerava i libri un po’ come degli uccelli e non voleva vederli fermi o ingabbiati, se no diceva che intristivano…”


Cosimo Morleo

5. La sua arte

Un mistero distante


6. RICORDO IL MIO NOME

“Fu un luogo aperto, dove s’incontrarono, con una fila d’alberelli intorno. Il Barone girò il cavallo in su e in giù due o tre volte, senza guardare il figlio, ma l’aveva visto. Il ragazzo dall’ultima pianta, salto a salto, venne su piante sempre più vicine. Quando fu davanti al padre si cavò il cappello di paglia (che d’estate sostituiva al berretto di gatto selvatico) e disse: – Buongiorno, signor padre…”


Alfredo Alpe

6. Ricordo il mio nome


7. IL GUSTO DI RACCONTARE

“Cosimo era ancora nell’età in cui la voglia di raccontare dà voglia di vivere, e si crede di non averne vissute abbastanza da raccontarne, e così partiva a caccia, stava via settimane, poi tornava sugli alberi della piazza reggendo per la coda faine, tassi e volpi, e raccontava agli Ombrosotti nuove storie che da vere, raccontandole, diventavano inventate, e da inventate, vere…”


Matto Gramola

7. Il gusto di raccontare


8. CERCA LA FEMMINA

“Si dice d’una quercia, che si chiama ancora la Quercia delle Cinque Passere, e noi vecchi sappiamo quello che vuol dire. Se le era portate tutte cinque sui rami, Cosimo, una qua e una là, e si godevano il tepore, tutte nude, cogli ombrellini aperti per non farsi scottar dal sole, e il Barone era là in mezzo, che leggeva versi latini, non riuscii a capire se d’Ovidio o di Lucrezio…”


Giovanni Berretta

8. Cerca la femmina

La Natura era lì


9. LA DISTANZA NECESSARIA

“Di fronte a fantasie di questo genere, io di solito mi guardavo bene dal rivelare che l’uomo selvatico era mio fratello. Ma lo proclamai ben forte quando a Parigi fui invitato a un ricevimento in onore di Voltaire. Il vecchio filosofo se ne stava sulla sua poltrona, coccolato da uno stuolo di madame, allegro come una pasqua e maligno come un istrice…”


Valentina Viecca

9. La distanza necessaria


10. CON UN FILO DI VOCE

“Sempre gli parlava come fosse a un passo di distanza ma notai che non gli chiedeva mai cose che lui non arrivasse a fare dall’albero. In quei casi chiedeva sempre a me o alle donne. Di notte la mamma non s’assopiva. Cosimo restava a vegliarla sull’albero, con una lucernetta appesa al ramo, perché lo vedesse anche nel buio…”


Antonella Delli Gatti

10. Con un filo di voce

Quello che inferno non è


11. VERI AMICI

“Cosimo era diventato matto davvero. Se prima andava vestito di pelli da capo a piedi, ora cominciò ad adornarsi la testa di penne, come gli aborigeni d’America, penne d’upupa o di verdone, dai colori vivaci, ed oltre che in testa ne portava sparse sui vestiti. Finì per farsi delle marsine tutte ricoperte di penne, e ad imitare le abitudini di vari uccelli, come il picchio, traendo dai tronchi lombrichi e larve e vantandoli come gran ricchezza…”


Anna Redi

11. Veri amici


12. MEZZO UOMO E MEZZO BESTIA

“Sulle imprese da lui compiute nei boschi durante la guerra, Cosimo ne raccontò tante, e talmente incredibili, che d’avallare una versione o un’altra io non me la sento. Lascio la parola a lui, riportando fedelmente qualcuno dei suoi racconti…”


Beatrice Mencarini

12. Mezzo uomo e mezzo bestia

“Figli della terra e figli del cielo”


13. L’IMPERATOR NAPOLEONE

“Napoleone andò a Milano a farsi incoronare e poi fece qualche viaggio per l’Italia. In ogni città l’accoglievano con grandi feste e lo portavano a vedere le rarità e i monumenti. A Ombrosa misero nel programma anche una visita al «patriota in cima agli alberi», perché, come succede, a Cosimo qui da noi nessuno gli badava, ma fuori era molto nominato, specie all’estero…”


Alex Liistro

13. L’Imperator Napoleone


14. IN CIELO

“Salii io sulla scala. – Cosimo, – principiai a dirgli, – hai sessantacinque anni passati, come puoi continuare a star lì in cima? Ormai quello che volevi dire l’hai detto, abbiamo capito, è stata una gran forza d’animo la tua, ce l’hai fatta, ora puoi scendere. Anche per chi ha passato tutta la vita in mare c’è un’età in cui si sbarca…”


Licia Di Pillo

14. In cielo


15. OMBROSA NON C’È PIÙ

“Quel frastaglio di rami e foglie, biforcazioni, lobi, spiumii, minuto e senza fine, e il cielo solo a sprazzi irregolari e ritagli, forse c’era solo perché ci passasse mio fratello col suo leggero passo di codibugnolo


Laura Curino

Ombrosa non c’è più


POSTFAZIONE. IL BRANCO SI SCIOGLIE

GRAZIE, per le letture a: Sara D’Amario, Valentina Veratrini, Cristian Zinfolino, Valerio Sirnå, Cosimo Morleo, Alfredo Alpe, Matteo Gramola, Giovanni Berretta, Valentina Viecca, Antonella Delli Gatti, Anna Redi, Beatrice Mencarini, Alex Liistro, Licia Di Pillo e Laura Curino. Per gli interventi a Serenella Iovino, Fabio Vittorini,Simona Bonelli, Rosy Battaglia, Massimo Angelini.





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