ESSERE E TERRA

Raccontare è un’arte ancestrale, solitaria e solidale, uno specchio che riflette i sussurri alla periferia di te stesso, dove si annidano innumerevoli mondi da raggiungere, sfiorare, far tuoi. Sono vicini, più vicini di quanto appaiano: mondi silenti, ai più poco noti, nascosti tra i sassi, nelle crepe dei muri, al buio degli alveari e nei boschi, tra un’onda ed un’altra. I mondi senza voce custodiscono insegnamenti e consigli per dar senso alle cose, ma sanno parlare solo a chi sa ascoltare.

Allo svanire dei mondi, al loro ritrarsi confusi dal chiasso, rispondo facendo silenzio, prestando l’orecchio ed il cuore. Ogni tanto s’addensa qualche parola, un fiore che spande un profumo suo e basta: una storia, e una storia la cogli, o è perduta, devi farle una tana. La terra insegna, io ascolto ed appunto, diffondo il vangelo. Seguo le tracce e ne lascio di mie, convinto che le storie descrivano e riscrivano il mondo. Scrivere, d’altronde, è dar senso alle cose, camminare e tradurre.

Le radici dell’immaginazione affondano nella terra, cercano nella terra nutrimento per la scrittura, si destano con i ricordi avviluppati al paesaggio, all’odore, a un richiamo. Nella terra c’immergiamo e m’immergo, dalla terra veniamo e torniamo. Coi piedi per terra, m’allungo alle stelle. Son fatte di terra tutte le storie del mondo, io stesso sono un aggregato di storie e materia, di pensieri e d’istinti; uno storyteller che sguazza nel fango, un animale narrante, essere e terra: storyterrae.