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Meditazioni

8 MINUTI. L’INSURREZIONE E IL PESO DEL “RESPIRITO”

il
08/06/2020

Diceva sempre papà, che gli alberi ispirano quando le persone espirano.

JONATHAN SAFRAN FOER


I CAN’T BREATHE

Se il sole esplodesse, non ce ne accorgeremmo per 8 minuti e 20 secondi: il tempo che impiega la luce ad arrivare dal centro del sistema solare fino a noi. Per 8 minuti il mondo resterebbe luminoso e tiepido. Per 8 minuti, la vita sulla Terra procederebbe tra merende, scopate e scoregge. Poi più nulla. 8 minuti: il tempo per morire. La sera del Memorial Day, il 25 maggio 2020, un uomo sospettato d’aver acquistato un pacchetto di sigarette con una banconota falsa da 20 dollari in un negozio di Minneapolis è morto ammanettato, faccia sull’asfalto, soffocato dal ginocchio di un agente di polizia premuto sul collo per 8 minuti e 46 secondi, mentre il resto del mondo cagava e rideva. 8 minuti per strappare agli occhi la luce. “They’re going to kill me!” “My stomach hurts…” “Please, man!” “My neck hurts…” “Everything hurts…” “Momma!” “Please, I can’t breathe!” 8 minuti. Poi più nulla.

Aeroplani con le ultime parole di George Floyd stampate su stendardi si sono levati nel cielo in sostegno alle proteste esplose a Minneapolis. 75 città sono insorte contro la brutalità della polizia ai danni della comunità afroamericana e il razzismo innervato negli Stati Uniti, seguite da proteste in molti paesi del mondo. L’Italia ha partecipato in ordine sparso, timidamente, con flash mob, dimostrazioni pacifiche e, a Torino, un silenzio di 8 minuti. Noialtri, a star fermi, siamo bravissimi. Il 29 maggio scorso, l’opinionista Diego Fusaro sparigliava le carte auspicando che le ultime parole di Floyd divenissero “il grido contro la mascherina obbligatoria sempre e comunque”, pervertendo i motivi della protesta e fomentando l’egocentrismo furioso di idioti e fascisti.


TERRARIA

Le parole sospese nell’azzurro sembrano dar forma a psyché, come i greci chiamavano l’ultimo respiro, l’alito che s’invola dalla bocca, da una piaga, da uno spiraglio del corpo che sino ad allora l’ha trattenuto. L’anima-vita si trasferisce piangendo in un luogo buio e inaccessibile, l’Ade, affollato di pallidi fantasmi senza più alcuna forza. Psyché, l’anima-vita, scrive il grecista Giulio Guidorizzi “è fatta di materia, ma di una materia lieve che si consuma e si annulla, come un filo di fumo che si disperde nel vento”. Lieve sì, ma non senza peso, tant’è che la psychostasía o “pesatura dei destini” è descritta in un episodio dell’Iliade, quando, nel momento fatale dello scontro tra Achille ed Ettore (XXII 92-213), Zeus impugna la bilancia d’oro del destino e pone sui piatti le sorti dei due avversari. Quello di Ettore scende verso il suolo, quello di Achille sale verso il cielo. Ettore morirà.

La pesatura del cuore dei defunti era un’immagine ricorrente anche nell’antico Egitto, come in molte tradizioni religiose.

Le etimologie di “spirito” e “anima” derivano dal greco anemos, ossia “vento”, e l’etimologia indoeuropea della parola “atmosfera” condivide la stessa origine della parola sanscrita atman, che significa, ancora una volta, anima o coscienza individuale. È l’essenza di ogni essere vivente, l’energia vitale che lo connette alla coscienza cosmica. Portando numerosi esempi dal sapere antico e dalle culture orali, il filosofo ambientale David Abram si chiede come definire l’enigma chiamato “mente”, ritenendo insufficienti e contraddittorie le tesi degli articoli scientifici che limitano la coscienza al perimetro del cervello. Conclude descrivendola “più simile a una sostanza in cui ci troviamo, come l’aria o l’atmosfera”. Siamo parte di questo elemento, immersi in esso e permeati da esso: non possiamo distanziarci dall’Awairness, il Respirito.

Ogni organismo partecipa a questa consapevolezza, l’assorbe attraverso le narici o le foglie alterando la propria composizione chimica e qualità interne: dispiacerà a Fusaro, ma non esiste autarchia del respiro, come non esiste autarchia della coscienza. “La consapevolezza, in questo senso biosferico, è una qualità a cui partecipiamo con tutti i nostri corpi”. È unica, però non è autonoma o trattenuta nel corpo o cervello individuali. Ogni respiro, come ogni idea, esiste solo in relazione; ognuno contribuisce con i propri sensi. Dice altrove Abram: “forse dovremmo aggiungere la lettera i al nome del nostro pianeta, e chiamarlo ‘Eairth’”. Assorbendo e passeggiando in quest’aria, noi non viviamo tanto su Terraria, quanto in esso, “immersi carnalmente nelle profondità di questo pianeta che respira”.


PSYCHOSTASÍA

La convinzione moderna della mente come potere puramente immateriale è nata da un lento processo di sottrazione culturale. In principio—pensiamo a Omero—la parola era performance: uno sforzo fisico. La divinità della parola induceva gli ebrei a trascrivere solo le consonanti, cioè i suoni prodotti dal movimento di lingua, denti e labbra, omettendo le vocali, ossia i suoni composti dal respiro (ruach, il soffio divino). L’invenzione della parola scritta rese visibile l’invisibile, desacralizzando l’aria e svilendo l’oralità. In seguito, Platone introdusse i lettori alfabetici al regno delle pure idee, privilegiando l’immateriale e archiviando la materia sottile di psyché. La genesi recente degli ambienti virtuali, infine, sebbene incarnata grazie alla solidità dei minerali che compongono schermi e server, ha digitalizzato l’esistenza, separandoci e rendendo a tratti obsoleta la carnalità sensuale del mondo.

Ora, gli schermi hanno ripreso un omicidio durato 8 minuti: un uomo nero asfissiato da un uomo bianco, una violenza alla comunità afroamericana, e una violenza alla comunità del Respirito. La violenza sul corpo si è tradotta in un avatar che ha viaggiato nei 5 continenti, reincarnandosi poi in migliaia di altri corpi, urla, fiamme, sudore e sangue. In un momento di distanziamento forzato, di virtualizzazione estrema, una marea si è riunita per pesare i destini, per difendere la vita di un uomo e la vita stessa, per pesare ciò che è sacro. Come diceva in The Young Pope il Cardinal Caltanissetta (Toni Bertorelli), il sacro—Dio—è estremamente fragile, e va rafforzato: “Dobbiamo provarci tutta la vita. Dobbiamo provarci fino al momento della nostra morte”. Dobbiamo restituire peso a una materia quasi senza peso, pretendere che sia riconosciuta. Combattere per chi fatica a respirare, combattere uniti nel Respirito. Combattere e respirare. Just breathe.

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